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Chiesa di San Giovanni in Lanero

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laneroLa Chiesa di San Giovanni in Lanero, considerata il duomo di Nizza Monferrato, si affaccia nella piccola piazza intitolata a Vittorio Emanuele. Vi si giunge dalla stazione ferroviaria percorrendo via Roma. Essa ha acquisito il nome da una antica chiesa, poi demolita nel 1826 - 27, che sorgeva sulla attuale piazza del Municipio. La chiesa parrocchiale era sul lato meridionale, adiacente alla torre civica, e nelle sue immediate vicinanze vi era il cimitero rispettivo. Al fondo dell'edificio sacro si trovava un campanile, dotato di due campane.

L'attuale chiesa di San Giovanni (in precedenza San Francesco), era stata riedificata dai frati Conventuali di San Francesco, nel 1772, su disegno dell'architetto di Robilant. Fu restaurata nel 1826, abbellita con quasi tutti gli arredi, gli altari e le suppellettili del vecchio San Giovanni.


Si presenta strutturata in tre spaziose navate, ben illuminate da frequenti aperture laterali, e pressochè priva dei bracci del transetto. Le quattro campate, sostenute da imponenti pilastri rivestiti in marmi policromi, conducono ad una spaziosa area presbiteriale nella quale la luce è assicurata dalle finestre di una bassa cupola a tamburo ottagonale. Notevole è l'abside semicircolare, che si addentra fra le costruzioni circostanti.

Del passato convento di San Francesco non resta che il massiccio campanile, a base quadrata, un poco tozzo. La facciata pseudo-paleocristiano la rende simile alla vecchia San Giovanni, che alcuni documenti accreditano come fondata da Teodolinda, moglie di Agilulfo, Re dei Longobardi.

Pur essendo completamente costruita in laterizi, la facciata richiama l'immagine di un tempio greco-romano.
L'interno della chiesa, formato da quattro campate spaziose, distinte da pilastri, e da una luminosa zona presbitero-absidale, è una festa di marmi di ogni colore, che ricoprono ogni sezione delle forme architettoniche, e conferiscono vivacità al complesso, che presenta stucchi dorati e decorazioni in oro ed argento.

Alcuni affreschi sono del pittore acquese Ivaldi, conosciuto con il nome di Muto d'Acqui. Di particolare pregio è quello sopra la lignea tribuna dell'organo, che rappresenta Santa Cecilia in una gloria di Angeli e Cherubini. Al fondo della navata di sinistra è collocata la tavola di Melchiorre Ferrari, con S. Gregorio Magno, fatta restaurare nel 1994. Nella navata di destra, invece, spiccano una statua in legno dipinto del Cristo Redentore, prelevata dalla antica chiesa della S.S. Trinità, ed un discreto ritratto di San Carlo Borromeo, presso la cui cappella è ricordato il Miracolo della Lampada.

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